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L'ANGOLO DEI SOCI
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Questa pagina è dedicata a tutti i Soci e agli amanti della montagna. Inviando un'e-mail alla Sezione, sarà possibile inserire in questo spazio le notizie, le immagini, le esperienze vissute in montagna (ma non solo!) e tutto ciò che voi visitatori avrete voglia di condividere. Basta scrivere a: pievedicadore@cai.it
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I bambini della Scuola Primaria di Borca e Vodo raccontano... Escursione alle sorgenti del Fiume Piave. Sabato 22 settembre era una splendida giornata di sole, allora abbiamo deciso di effettuare una gita in montagna. Noi alunni della classe 4^ di Vodo – Borca di Cadore, accompagnati dalle nostre maestre Lucia e Paola, con lo scuolabus abbiamo raggiunto la Val Visdende, in Comelico. Durante il viaggio abbiamo visto il F. Piave che veniva alimentato dal Torrente Cordevole. Arrivati vicino al bar Da Plenta, siamo scesi dal pulmino e abbiamo incontrato le guide del C.A.I. di Pieve di Cadore, Nicola e Carlo, che ci avevano preparato una cartina topografica su cui individuare e segnare i sentieri che imboccavamo. Con noi avevamo anche la bussola e l’altimetro: ci trovavamo a m. 1.332 s.l.m. Quando siamo partiti abbiamo attraversato un ponte, sotto cui il Cordevole fluiva velocemente. Abbiamo percorso una strada sterrata in salita; ad un tratto abbiamo seguito il sentiero n.136, che portava alle sorgenti del Piave. Proseguendo, abbiamo attraversato un affluente del Cordevole, Rio Rosso, saltando sui sassi; dopo un breve tratto c’era un bivio: a sinistra continuava il n.136 che portava alla Casera Sesis, a destra iniziava il n.133 che indicava il Rifugio Sorgenti del Piave: abbiamo proseguito per quest’ultimo. Lungo il percorso eravamo circondati da un fitto bosco di abeti; la zona era molto umida e diverse piante erano infestate dai licheni, mentre nel sottobosco potevamo osservare molte specie di funghi e quelli maggiormente vistosi erano le amanite. Sentivamo il cinguettio di diversi uccelli; api, vespe e farfalle non ce n’erano, ma qua e là volava una gran quantità di moscerini. Man mano che salivamo, il sentiero diventava più ripido e anche più tortuoso: comunque noi continuavamo a procedere, ben sapendo che ne valeva la pena. Abbiamo incontrato una jeep con due cacciatori, che si sono fermati e ci hanno mostrato il capriolo che avevano cacciato. Arrivati ad un’ampia radura, ci siamo fermati per una piccola pausa: la vegetazione era cambiata, perché ci trovavamo ad una quota più alta, infatti vedevamo meno abeti e più larici, che avevano diversi aghi ormai gialli. Ripreso il cammino, abbiamo raggiunto il Passo del Roccolo e davanti a noi si è aperto un panorama sublime: il massiccio del Peralba si ergeva imponente e si stagliava contro il cielo completamente azzurro, sulla sua roccia abbiamo notato lastre di marmo rosa; attorno a noi non c’erano più alberi d’alto fusto, ma solo pini mughi e cespugli; ovunque vedevamo spuntare tra i fili d’era le genziane blu e i brughi rosa; sul sentiero calpestavamo una terra rossa: è una sabbia antica che si chiama arenaria. Abbiamo incrociato il sentiero n.136 e lo abbiamo ripreso: ci ha condotti alle sorgenti del Piave, a quota m 1.830! La sorgente affiorava dal terreno e formava uno specchio d’acqua, che rifletteva la luce del sole e la vetta del monte Peralba; da qui nasceva un piccolo rivoletto che a poco a poco scendeva e s’ingrandiva sempre di più: grazie ai numerosi affluenti, tra cui il Torrente Ansiei e il Torrente Boite, diventerà il grande Fiume Piave che, attraversato il Cadore, andrà a sfociare nel mar Adriatico! Vicino alle sorgenti si trovavano il rifugio e una simpatica chiesetta alpina: lì abbiamo recitato una preghiera e un salmo. Era talmente meraviglioso stare lassù che nessuno di noi voleva ripartire verso valle. Al ritorno abbiamo seguito sempre il sentiero n.136 che si snodava nel folto bosco e a tratti era anche molto ripido e maggiormente fangoso del n.133. Questa gita è stata veramente interessante ed emozionante! Abbiamo potuto ammirare le meraviglie della Natura, conoscere le caratteristiche della vegetazione che cambia alle diverse quote, imparare ad usare gli strumenti utili per orientarsi, come la cartina topografica, la bussola e l’altimetro. Alla sera eravamo molto stanchi, ma contentissimi e soddisfatti d’aver vissuto insieme una splendida esperienza. Per tutto questo, grazie alle nostre maestre e alle guide del C.A.I. di Pieve! Gli alunni di classe 4^ - Scuola Primaria di Borca – Vodo Vodo di Cadore, lì 27 settembre 2007
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Un nostro socio ci racconta... Impressioni del viaggio in Patagonia
Da anni rincorrevo il sogno di visitare la Patagonia. Le splendide immagini trasmesse spesso dai documentari e gli entusiasmanti racconti delle esperienze vissute dagli escursionisti in Patagonia, pubblicati sulle riviste di montagna, contribuivano ad accrescere in me il desiderio di intraprendere il viaggio verso l'Argentina. Finalmente nel mese di gennaio 2007 ho potuto realizzare il mio sogno. Arrivato a Buenos Aires, mi sono imbarcato sull'aereo che in sei ore mi ha portato a Calafate: il punto di partenza per la visita al parco Glaciares. Durante il volo, che si è svolto in una giornata limpida, ho potuto ammirare le pampas sconfinate. Sono rimasto colpito dalla vastità delle pianure che si estendevano ai piedi delle Ande. Avventurandomi poi tra i ghiacciai, sono rimasto affascinato dalla loro imponenza. Impressionato dalla grandezza del più famoso, il Perito Moreno (6 km di fronte con un'altezza di 60 m e una lunghezza di 30 km), non mi è stato difficile immaginare come poteva essere l'era glaciale. Con un'altra ora di volo, che contrariamente a quanto era scritto nella guida si è svolto in una giornata incredibilmente tersa, sono arrivato a Usuaia, la cittadina più a sud del mondo. Dall'oblò ho potuto ammirare le ultime propaggini della Cordigliera delle Ande. Da Usuaia mi sono imbarcato su un catamarano per visitare delle isole abitate da migliaia di cormorani e centinaia di leoni marini. Sono rimasto sbalordito dalla concentrazione di esseri viventi negli ultimi lembi di terra prima dell'Antartide. Renzo Svaluto Socio del Cai di Pieve di Cadore
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Cari soci, desideriamo informarvi sull'attività svolta dalla Sezione durante la stagione 2006 in quanto, a causa di un errore tipografico, l'articolo preparato per l'edizione invernale (Natale 2006) della rivista Le Dolomiti Bellunesi non è stato pubblicato.
Sezione CAI Pieve di Cadore L’estate 2006 è stata particolarmente impegnativa per la Sezione CAI di Pieve di Cadore, assorbita in varie attività: dalle escursioni alla manutenzione dei sentieri, dal proselitismo alle iniziative culturali. Si è iniziato con l’alpinismo giovanile che si è avvalso, come avviene da anni, dell’apporto della Fondazione Giovanni Angelini. Il 20 aprile l’incontro con ragazzi e genitori. Occasione per presentare il programma e suggerire da parte dell’istruttore di alpinismo giovanile Nicola De Lorenzo con l’aiuto di Floriano Cian, Sonia David e Giovanni Vecellio indicazioni circa l’alimentazione e l’abbigliamento da adottare. La prima uscita ad Erto (29 aprile) dove i ragazzi sono stati iniziati all’arrampicata in falesia dal Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve. Di particolare bellezza è stata l’escursione lungo la cengia attrezzata del Pomagagnon (28 maggio). L’esperienza maturata ha consentito ai ragazzi di cimentarsi in arrampicata in ambiente montano sulle Cinque Torri (4 giugno) sempre sotto la guida esperta del Gruppo Rocciatori Ragni. I ragazzi sono stati poi portati in grotta (11 giugno). L’indispensabile guida del Gruppo Speleologico di Trieste ha consentito loro di scendere nelle cavità carsiche della grotta Costantino Doria. Ulteriore cimento, i ragazzi l’hanno sostenuto sulla palestra artificiale della diga Enel di Pieve di Cadore (17 giugno). Opportunamente attrezzato, lo sbarramento ha consentito soluzioni diverse di arrampicata e di discesa. Muniti di attrezzatura da campo, per due giorni (24-25 giugno) i ragazzi hanno soggiornato in Aiarnola. Hanno collaborato all’allestimento, all’organizzazione e smontaggio del campo e compiuto un’escursione al rifugio Lunelli. Alla ripresa dell’attività (10 settembre) sono saliti lungo la via normale del Monte Peralba e il 24 settembre sul Monte Specie. Le proposte culturali, coordinate da Dilio Marengon e sostenute dall’Assessorato alla cultura del Comune di Pieve di Cadore, sono state particolarmente apprezzate da appassionati e dal pubblico. Il noto fotografo professionista Giandomenico Vincenzi ha presentato ‘Prima del cielo’, immagini accattivanti in dissolvenza delle Dolomiti (29 luglio). La flora alpina e il paesaggio naturale dolomitico sono stati il tema della ‘Serata natura’, evidenziata da Roberto Zanette (9 agosto). Lo scorrere delle stagioni e le zone più selvagge del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi hanno affascinato il numerosissimo pubblico che ha assistito al diaporama commentato dal vivo da Mario Minute e Elvio Damian (15 settembre). La collaborazione con le strutture scolastiche ha consentito ad oltre cento ragazzi della scuola primaria (3ª, 4ª e 5ª di Pieve e Valle di Cadore) di conoscere la flora alpina che cresce intorno ai paesi (scientificamente illustrata da Floriano Cian) e di visitare alcune fortificazioni della prima guerra mondiale, guidati e relazionati da Nicola De Lorenzo. Grazie alla disponibilità della Famiglia Giovanni Tabacchi, da fine giugno a settembre è stata aperta una sede informazioni sezionale in piazza Tiziano a Pieve. Dal lunedì al sabato dalle 18.00 alle 22.00 è stato possibile acquisire informazioni su escursioni, sentieri e rifugi da personale sezionale appositamente istruito. L’assistenza del Gruppo Rocciatori Ragni ha consentito l’escursione al Monte Marcora (30 luglio) che ha registrato la partecipazione di un elevato numero di escursionisti. Da ricordare inoltre il concorso della Sezione al 4° dam free climbing e al 27° Corso roccia (diretto dalla guida alpina Diego Stefani) del Gruppo Rocciatori Ragni. Anche l’escursione alle quattro forcelle tra Monfalconi e Spalti di Toro (3 settembre), favorita da un tempo ottimale, ha ottenuto un numero di partecipanti entusiasti della scelta dell’itinerario. Su iniziativa del Consiglio Direttivo e del fattivo contributo della nostra collaboratrice Rita Frescura, dal mese di luglio, è attivo il sito internet: www.caipievedicadore.org dove si possono trovare informazioni inerenti la vita della Sezione e dei i suoi Soci. Il sito è a disposizione per suggerimenti e/o osservazioni. L’importante attività di manutenzione dei sentieri ha visto la Sezione impegnata nella sostituzione soprattutto delle vecchie tabelle in legno con quelle, sicuramente migliori, previste dalle recenti tipologie CAI. Con l’apposizione di 130 segnali direzionali, si sono completati due terzi dei 30 sentieri di competenza territoriale (insistenti nelle Comunità montane Centro Cadore e Val Boite). In dettaglio, sono stati dotati di nuova segnaletica verticale i sentieri 230, 236, 350, 352, 485 e 494. Per quanto attiene al sentiero 350 che sale a Vedorcia , va preso atto che sino a Tamarì è di fatto cancellato dalla costruzione di una strada boschiva che si sviluppa interamente sul suo tracciato. Con la nuova stagione ‘conteremo i danni ’ provocati dall’esbosco del legname e, rimboccandoci le maniche, segnaleremo nuovamente il tracciato d’accesso al rif. Tita Barba. Alcune note dolenti: la prima riguarda la concessione di contributi. La diminuzione delle risorse erogate dalla Regione del Veneto (manutenzione relativa al 2005) a soli 100.000,00 Euro da dividersi tra tutte le Comunità Montane, ha fatto sì che i contributi concessi alle Sezioni raggiungono a malapena il 40% delle spese sostenute. Malgrado le convenzioni a suo tempo stipulate tra Comunità Montane e Sezioni C.A.I., di questo passo ci troveremo nell’inevitabilità di eseguire solo interventi manutentivi di assoluta emergenza, non essendo possibile che i soci volontari che lavorano (pochi) a titolo gratuito mettano di tasca propria i soldi per acquistare tabelle, pali, colori e quant’altro. Viene da chiedersi quale attuazione pratica abbia la Lr. 33/2002 (che riconosce i sentieri come importante strumento di valorizzazione turistica) se in pratica non viene opportunamente finanziata. Come si può pensare di attuare una adeguata manutenzione quando la buona parte del territorio è suddiviso in sconcertanti aree protette (SIC e ZPS) che non tengono in minimo conto che i sentieri sono frequentati dall’uomo da migliaia d’anni? In questo scoraggiante scenario, quale futuro potranno avere i ‘nostri’ sentieri e con quale spirito, il volontario CAI continuerà la sua opera? La parola chiave è “Amore”. Un amore grandissimo per la montagna che le Sezioni cercano di infondere nelle giovani generazioni attraverso la frequentazione e instillando la conoscenza dell’ambiente. Non c’è frequentazione se non ci sono sentieri e coloro che in silenzio li rendono costantemente agibili. Il Direttivo della Sezione
PS. Invitiamo tutti i soci a frequentare la nostra Capanna Tita Panciera in Località Forcella Antracisa.
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Club Alpino Italiano - Sezione di Pieve di Cadore - Ultimo aggiornamento 31/03/2007 |
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